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18 aprile 2014

E parlarci, senza nemmeno una parola

È un fatto strano, ma è così che succede. 
Succede che quando lascio correre del tempo tra un articolo e l'altro perdo la voce. Non è mancanza di argomenti, uno spunto di riflessione si trova sempre, è proprio l'attitudine a comunicare che viene meno. È questione di confidenza, come se dovessi ogni volta alzarmi in piedi e presentarmi alla classe: nome, cognome, indirizzo, sono nata, ho vissuto.

Confidenza: fiducia, in se stessi, nel prossimo. 
L'interlocutore virtuale è vasto e indefinito. 
Chi sei tu, che leggi quello che io scrivo? Cosa c'è delle tue esperienze in quello che sei oggi? Come passi il tuo tempo? Cosa c'è che non va? Cosa mi nascondi? Qual è il tuo dolore? E la tua destinazione? Quanto è importante la libertà? 
Per me è aria, la libertà, aria che non mi spetta. Che io non mi concedo più. Ho il fiato corto, qualche volta. Il mio respiro se l'è preso una rosa. Io ci morirei per quella rosa.


11 aprile 2014

Malanni da scrittura? Ci pensa il Dottor Jack London

Gli scrittori non leggono
È una piaga sociale, un po' come la moda dei leggins leopardati. 
Gli scrittori che non leggono si riconoscono subito; ci sono dei meccanismi che devono scattare contemporaneamente affinché il macchinario produca la giusta melodia. Gli scrittori che non leggono non riescono a trovare il giusto equilibrio tra sostanza e forma: spesso si lasciano andare a virtuosismi inutili, garbugli di parole che non significano nulla. Oppure scarnificano la scrittura più del necessario, per essere originali, tralasciando particolari che potrebbero dare più spessore alla narrazione. Ma la caratteristica più grave che ho riscontrato è che gli scrittori che non leggono sono egocentrici: lasciano andare il lettore, perché sono troppo presi a seguire se stessi. E non se ne rendono neanche conto, perché partono dall'assunto - sbagliato - che scrivere una storia e infilarci qualche dramma è un modo più che sufficiente per attirare l'attenzione.


08 aprile 2014

Devi toccare con mano il pulsare più profondo delle cose

E allora tu, giovane scrittore, hai qualcosa da dire, o credi soltanto di avere qualcosa da dire? 
Se ce l'hai, nulla potrà impedirti di dirlo. Se sei in grado di pensare cose che al mondo piacerebbe sentire, la forma stessa del pensiero già ne è l'espressione. Se pensi con chiarezza, scriverai con chiarezza; se i tuoi pensieri sono meritevoli, altrettanto meritevole sarà la tua scrittura. Ma se il tuo modo di esprimerti è scadente, è perché i tuoi pensieri sono scadenti; se è limitato, è perché tu sei limitato. Se hai le idee confuse e ingarbugliate, come puoi aspettarti di esprimerle con lucidità? [...] Come puoi percepire a livello qualitativo e quantitativo l'importanza relativa di ogni briciola di conoscenza che possiedi? E senza tutto questo come puoi essere mai te stesso? Come fai ad avere qualcosa di originale da proporre all'orecchio ormai sazio del mondo? L'unico modo per conquistarsi questa filosofia è cercarla, estraendo dalla conoscenza e dalla cultura del mondo i materiali che vanno a comporla. 


04 aprile 2014

Leggere la cecità con gli occhi di José Saramago, per la seconda volta

Per mia colpa, mia grandissima colpa, ammetto di non essere una rilettrice.
Non integrale, almeno. Parziale sì, parziale tanto. Tanto che capita di riprendere Jane Eyre e cercare sempre lo stesso passo: quello nel quale il bruto Rochester si traveste da chiromante per carpire il mistero d'amore celato negli occhi della timida insegnante. Quelle volte, più uniche che rare, in cui mi sale l'onda romantica. Stesso discorso quando sfoglio Cime tempestose. Ma in linea di massima non sono incline alle riletture complete; se un libro mi è piaciuto preferisco conservare l'emozione e se un testo non mi ha impressionato è improbabile che lo rivalorizzi in un secondo momento.