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20 dicembre 2014

Shotgun Lovesongs: il sound di Nickolas Butler

Io in America non ci sono mai stata. 
È una mancanza che sento, che ogni volta mi prometto di colmare. Però la penso, l'America, la penso sempre: la cerco nei libri che leggo, in ogni film che guardo, e me la immagino in un grande collage stipato nella mia mente, fatto di istantanee che non ho ancora scattato, di paesaggi che non ho ancora visto. Me la immagino spaccata in due. L'America dei grattacieli e dei fast food, dei cartelloni pubblicitari e delle insegne al neon. La vedo in mille luci e in milioni di persone. L'America che va veloce. Poi c'è dell'altro, che quasi non c'entra niente: le strade infinite, le montagne immense. Legno, sassi e polvere. Rosso e arancione. Giallo, come il grano. Blu, come il cielo che si infrange sulle praterie. È l'altra America, per me. L'America che canta i suoi ideali, nella quale ognuno si sente, davvero, parte di un tutto.

È l'America che ho sentito anche in Nickolas Butler, nel suo Shotgun Lovesongs, e non c'è nessun altro modo in cui io possa spiegarvi il libro che non sia questo: ve lo devo far ascoltare. 


17 dicembre 2014

Il suo vero nome - Charles D'Ambrosio

Quello che vi ho detto l'altro giorno a proposito dei racconti lo penso, e ne sono sempre più convinta. Non so se sia per tutti così, ma così è per me: più leggo e più imparo a capire, e più capisco e più apprezzo. È proprio questione di allenamento, di pratica. Ho ripreso le vecchie raccolte che ho letto, di cui non vi ho ancora parlato, e le sto riscoprendo piano piano. Ho deciso di riportarle qui, una alla volta, e studiarle insieme. Prendetelo come un percorso di apprendimento, una sorta di esercitazione. Impariamo a leggere i racconti. Ci proviamo, almeno.

Una mia amica, l'altro giorno, mi diceva: "Ho adorato quel libro perché ho avuto la sensazione che l'autore mi conoscesse. Ha dato una risposta a tutte le mie domande". Quanto spesso accade? Quante volte abbiamo apprezzato un libro perché ci siamo incontrati e riconosciuti, scoperti e svelati? Quante conferme abbiamo ottenuto dai romanzi? O smentite. Ma in ogni caso sempre e solo conclusioni. 
Alla mia amica, che tanto si sazia di certezze, i racconti non piacerebbero.


10 dicembre 2014

Paolo Cognetti e i racconti: qualche frammento di realtà.

Avrei dovuto dirvelo subito perché mi sono tanto intestardita con i racconti. 
Vi ho parlato di Alice Munro, vi ho anticipato di D'Ambrosio. Non vi ho ancora detto di Harold Brodkey, di quella particolare gradazione di mattoni rossi con la quale ha costruito la sua storia più bella. Sto rileggendo sia Salinger che Carver. Ma perché? Per colpa, causa e merito di Paolo Cognetti

Lui lo avete sentito nominare tante e tante volte, ne sono certa. Forse l'avete conosciuto grazie a Sofia — Sofia si veste sempre di nero —; forse li avete visti entrambi tra i dodici finalisti al Premio Strega dello scorso anno. Oppure l'avete scoperto attraverso le sue raccolte di racconti, che sono venute prima, e sono Manuale per ragazze di successo e Una cosa piccola che sta per esplodere. E allora no, allora lo avete intravisto nei boschi: avete seguito le note de Il suonatore Jones e l'avete trovato lì, ai piedi di un albero, Il ragazzo selvatico.


7 dicembre 2014

In proporzione al frastuono e alla frenesia del mondo.

Stavo sfogliando Poesia e Vita di Goethe, quando mi venne sotto gli occhi la frase seguente: "Questo disgusto della vita ha cause tanto fisiche quanto morali...". Fui sufficientemente stimolato per continuare a leggere. "Ogni comodità della vita si fonda sul regolare accadimento di fenomeni esterni. I mutamenti del giorno e della notte, delle stagioni, dei fiori e dei frutti, e ogni altro piacere ricorrente che ci vien dato, onde si possa e debba goderne, sono le molle principali della nostra vita terrena. Più siamo sensibili a queste gioie e più siamo felici; ma se questi fenomeni mutevoli ci si offrono e noi non ci badiamo, se siamo indifferenti a sì lusinghiere sollecitazioni, allora sopravviene il più abietto male, il morbo più sozzo: consideriamo la vita come un intollerabile fardello. Si narra di un inglese che s'impiccò per non dover più vestirsi e spogliarsi ogni giorno." Continuai a leggere con insolita commozione.